

Augusto
Daolio (Novellara, Reggio Emilia
1947-1992) è noto per essere stato il cantante dello storico gruppo italiano
dei Nomadi. Fondati proprio da Daolio e dal tastierista Giuseppe
Carletti (ma per tutti Beppe), i Nomadi dettero voce alla
contestazione giovanile a partire dalla prima metà degli anni sessanta,
raggiungendo ottimi risultati musicali grazie a una intelligente riproposizione
della musica Beat d'oltreoceano (Come potete giudicar ). In questo senso
la forte e calda voce di Augusto conferì al gruppo un immediato segno di
riconoscibilità anche quando, agli inizi degli anni sessanta, la musica del
gruppo si orientò temporaneamente verso esiti più commerciali e i testi
divennero più disimpegnati. Il nome di Daolio e dei Nomadi è
tuttavia legato in modo indissolubile a quello di Francesco Guccini,
incontrato nel 1966. Brani del cantautore emiliano quali "Dio è morto ",
"Canzone per un'amica ", "Il disgelo " e
"Per fare un uomo ", sono infatti entrati nella storia della
musica italiana. Questo sodalizio è stato scandito da due tappe fondamentali,
L'album "I Nomadi interpretano Guccini " (1974) e "Album
concerto " (1979). Proprio a partire da quest'ultimo, è rinato
l'interesse del pubblico per i Nomadi che, grazie anche all'innesto di
nuovi componenti, hanno effettuato frequenti e applaudite tournée i inciso
diversi album, tra cui il doppio live "Like a Sea Never Dies "
(1987), "Solo Nomadi " (1990), "Gente come noi "(1991),
e tanti altri ancora.

"Sono nato
il diciotto Febbraio millenovecentoquarantasette a Novellara di Reggio Emilia,
nel cuore della notte mentre freddo e brina duellavano con rami secchi di pioppi
e tigli.
Sono nato al caldo e mi hanno chiamato Augusto, come un nonno che non ho mai
conosciuto.
Il cognome Daolio mi è stato dato da un uomo semplice e a suo modo dolce e
complice.
Dall'età di sedici anni canto in un gruppo che si chiama Nomadi, scrivo canzoni
e giro il mondo. C'è un altro mondo dentro di me che racconto con il disegno e
la pittura, lo faccio da parecchi anni e alberi, rocce, cieli, lune, ombre e
altro popolano questi miei racconti. Ho esposto in giro per l'Italia, ho
illustrato dischi, libri, cartoline, manifesti. Non disegno per riempire un
vuoto ma per vuotare un pieno che è dentro di me e preme. Una specie di
confessione, prima ad uno spazio bianco, poi ad occhi che guarderanno. Ho lo
studio a Novellara in via de Amicis, il numero credo sia il quarantaquattro, non
ho il telefono ma montagne di libri e di oggetti".

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